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Blog 1001notte
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Cauzione & Privacy il dilemma delle escort professioniste

Cauzione e privacy: cosa fanno (davvero) le professioniste del settore

Nota legale:

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative. Non costituisce in alcun modo invito, incoraggiamento o promozione dell’attività di prostituzione, né consulenza fiscale o giuridica. Il sito 1001notte si limita a offrire visibilità pubblicitaria a soggetti autonomi, e non interviene nella gestione, nell'organizzazione né nei pagamenti relativi ad attività personali. Le informazioni riportate provengono da testimonianze raccolte nel tempo da professioniste del settore e vengono condivise a scopo descrittivo.


Le difficoltà reali di chi opera con serietà in un settore ancora stigmatizzato

Nel mondo dell'accompagnamento privato e indipendente, chiamiamolo con il proprio nome, cioè escorting di lusso, la richiesta di una cauzione anticipata è una pratica segnalata con crescente frequenza da molte professioniste, alias escort di lusso. Serve, a loro dire, per tutelarsi da prenotazioni non serie, che generano perdite di tempo, danni di immagine e a volte rischi personali.

Tuttavia, molte segnalano difficoltà oggettive nel gestire questi pagamenti in forma discreta, senza esporre il proprio nome e cognome, e senza obbligare il cliente a fare lo stesso. Ed è proprio questo il cuore del problema: come ricevere una cauzione senza mostrare il proprio nome e cognome reali al cliente? E come tutelare anche la riservatezza del cliente stesso?

Non è evasione, ma mancanza di strumenti adeguati

Gran parte delle professioniste si dichiarano favorevoli all’utilizzo di strumenti tracciabili e regolari, come POS, bonifici, fatturazione elettronica. Tuttavia, ad oggi, in Italia non esiste una reale possibilità di attivare strumenti di pagamento professionali che garantiscano anche la tutela della privacy.

Molte operatrici segnalano che, pur avendo un Codice ATECO riconosciuto, il sistema bancario rifiuta di fornire servizi a causa della natura della loro attività. A questo si aggiunge un forte stigma sociale che porta molte di loro — e anche i clienti — a cercare soluzioni che consentano un minimo di anonimato reciproco, per proteggere la propria reputazione personale, familiare o lavorativa.

Perché le professioniste chiedono una cauzione

  • Per ridurre le prenotazioni fasulle, che sono molto frequenti.
  • Per selezionare solo clienti realmente interessati a un incontro concordato.
  • Per evitare spostamenti e appuntamenti mancati che comportano tempo perso e rischio di esposizione.

La cauzione, in questi casi, viene descritta come una forma di conferma della serietà da parte del cliente, spesso trattenuta a titolo simbolico o scalata dal compenso finale, senza scopi di lucro anticipato.

Metodi di pagamento che proteggono i dati personali (secondo testimonianze raccolte)

Revolut

- È possibile ricevere pagamenti tramite link o tag utente, senza mostrare il nome completo.
- Chi riceve può personalizzare il nome visibile nel profilo.
- Serve comunque una registrazione con documenti, ma visibili solo alla piattaforma, non al cliente.

PayPal Business

- Configurando un profilo business, è possibile mostrare solo il nome commerciale, alias il nome d'arte.
- Utile per chi vuole evitare che compaia il nome personale.
- Attenzione: PayPal può sospendere o trattenere i fondi in caso di contestazioni.

Criptovalute

- Bitcoin e Monero sono usati per la riservatezza.
- Monero in particolare è pensato per garantire l’anonimato totale.
- Richiedono però un minimo di competenza tecnica e sono poco usate in contesti non digitali.

Gift card digitali

- Alcune professioniste riferiscono che i clienti acquistano buoni Amazon o simili e ne inviano il codice.
- Metodo semplice e anonimo, ma non monetizzabile direttamente.

Metodi che non garantiscono anonimato

- Bonifico bancario: mostra sempre nome e cognome.
- Ricariche Postepay: richiedono codice fiscale e dati completi di entrambe le parti.
- Satispay, Hype, N26: associati a dati anagrafici e telefonici.

Un contesto che lascia tutti scoperti

Chi lavora in questo settore chiede solo strumenti adeguati per operare con dignità. Ma oggi, tra burocrazia, stigma e mancanza di regolamentazione moderna, si ritrova a dover scegliere soluzioni alternative per proteggersi.

Nessuno di questi strumenti è perfetto. Alcuni sono sicuri ma difficili da usare, altri sono semplici ma rischiosi. Ogni professionista decide autonomamente come comportarsi, spesso in base al proprio grado di esposizione pubblica.

Questo articolo non vuole dare consigli, ma fotografare una realtà che già esiste. Per chi guarda dall’esterno, è giusto conoscere le ragioni che stanno dietro certe scelte. Per chi lavora in questo mondo, forse è utile sapere che non è sola.


Foto di Miran Hoa da Pixabay

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