La reputazione di 1001notte non si tocca. E chi la infanga si qualifica da solo!
La reputazione non si costruisce screditando gli altri
“Solo un idiota va a pescare in un laghetto pieno di merda, e poi accusa l’acqua limpida di essere sporca.”
Una frase volutamente cruda, che descrive con precisione la bassezza di certi comportamenti. Nel settore dell'escorting, è pratica diffusa proporre alle inserzioniste la pubblicazione su più piattaforme. Si tratta di attività commerciali legittime, se condotte con correttezza e rispetto. Tuttavia, negli ultimi tempi, si sta diffondendo un approccio sempre più scorretto: contatti mascherati da inviti, che celano diffamazione sistematica, insinuazioni subdole e frasi gravi sul conto di siti concorrenti.
Tra le più ricorrenti, l'accusa che pubblicare su determinati portali "rovini la reputazione" dell'inserzionista. Un'affermazione che non solo è falsa, ma anche tossica.
Perché colpiscono 1001notte
Chi viene su 1001notte a fare “recruiting” non lo fa a caso. Lo fa perché riconosce che questo sito ha ciò che manca altrove:
- Visibilità reale: le inserzioniste pubblicate ricevono contatti autentici, frutto di posizionamento organico costruito negli anni.
- Qualità percepita: l'interfaccia, la selezione e lo stile del sito parlano da sé.
- Presenza umana: dietro al sito c'è una figura chiara, professionale, disponibile.
- Inserzioniste fidelizzate: che scelgono di restare e raccontano episodi di scorrettezza subita, segno che si fidano.
In breve, chi attacca 1001notte con insinuazioni e diffamazioni, lo fa perché non può permettersi di costruire qualcosa di equivalente. E quindi prova a sottrarre, piuttosto che creare.
Come si riconosce un sabotatore
- Usa numeri privati, false identità o profili ambigui.
- Offre sconti e “promozioni” accompagnati da insinuazioni velenose.
- Mette in dubbio la reputazione di altri siti, non per confronto, ma per screditare.
- Fa leva sulla paura e sull’insicurezza, soprattutto con le esordienti.
Sono individui che non costruiscono nulla, ma vivono del tentativo di demolire il lavoro altrui. Professionisti del nulla, convinti che la scorciatoia più efficace sia il fango.
L'effetto psicologico sulle inserzioniste
Una inserzionista, soprattutto se agli inizi, può trovarsi in forte difficoltà. Gli effetti più comuni sono:
- Confusione: incertezza su quale fonte sia affidabile, e su quale scelta sia “giusta”.
- Colpevolizzazione: senso di aver commesso un errore nel pubblicarsi sul sito bersagliato.
- Ricatto psicologico: insinuazioni che solo cambiando portale potrà “salvare” la propria immagine.
- Disorientamento: perdita di fiducia nei propri strumenti di valutazione.
- Delusione: la sensazione che un mondo professionale si trasformi in un ambiente tossico.
La posizione di 1001notte
- Non contatta inserzioniste in modo aggressivo.
- Non scredita nessun concorrente.
- Non fa promesse illusorie.
- Non fa leva sulla paura o sul giudizio.
1001notte offre uno spazio professionale, sobrio, dove la reputazione si costruisce con il tempo, la qualità, e una gestione coerente. Le inserzioniste sono libere di scegliere, e questa libertà è sacra. Nessuno dovrebbe sentirsi minacciato, giudicato o condizionato nel farlo.
A chi getta fango
Il fango si appiccica prima di tutto a chi lo lancia.
E quando si getta fango sull'acqua limpida, è solo perché non si sopporta il riflesso della propria mediocrità.
Intervista a Piero Pavan
Ascolta domande e risposte della intervista (con voce artificiale) a Piero Pavan riguardo la "reputazione
Nota legale – A buon intenditore…
La libertà di impresa non legittima pratiche scorrette. Chi contatta professioniste con l’obiettivo di screditare portali concorrenti, insinuando falsità o danneggiando la loro reputazione, potrebbe rispondere legalmente di:
- Concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c., in particolare per denigrazione dell’attività altrui;
- Diffamazione aggravata (art. 595 c.p.), se le affermazioni lesive sono rivolte a un soggetto identificabile e divulgate a terzi.
Le sentenze della Cassazione hanno più volte confermato che l’illecito concorrenziale sussiste anche nei settori digitali
e che la diffamazione non richiede pubblicità giornalistica, ma può configurarsi anche tramite
comunicazioni private a fini di screditamento.
Chi agisce in questo modo non solo si qualifica da solo, ma si espone a conseguenze concrete.
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